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Olio di palma insostenibile, dalle favole dei palmocrati ai dati su emissioni di gas serra e cambiamento climatico

Olio di palma insostenibile, dalle favole dei palmocrati ai dati su emissioni di gas serra e cambiamento climatico

I dati su emissioni di gas serra e cambiamento climatico (1) mostrano un olio di palma insostenibile, a dispetto delle favole raccontate dai palmocrati. (2) A rivelare ciò, in tempi non sospetti, è un rapporto della Commissione europea. In linea con i precedenti studi condotti dall’EPA (Environment Protection Agency, USA).

Il rapporto Globiom – pubblicato dalla Commissione europea (3) sulla base di solide ricerche scientifiche – evidenzia ‘un impatto altamente negativo sul cambiamento climatico’ della attuale produzione di olio di palma. L’analisi considera i seguenti aspetti:

– massicci incendi boschivi (deforestazioni),

– drenaggio dei fiumi,

– erosione del suolo,

– inquinamento del suolo e dell’acqua.

Olio di palma insostenibile, ecco perché

Le devastazioni delle foreste torbiere (peatlands) sono provocate dalle coltivazioni di palma in Malesia, Indonesia, Papua Nuova Guinea, America centrale e Africa sub-Sahariana. (4) E si traducono in emissioni di gas serra – fino a 200 volte superiori a quelle causate da incendi di altre aree boschive (5) – che si protraggono nel corso dei decenni (circa 75 anni).
La ‘certificazione sostenibile’ è scientificamente falsa proprio a causa della carenza di controllo delle emissioni pluri-decennali di gas a effetto serra. (6) Oltretutto, se l’olio di palma è certificato come sostenibile, non dovrebbe essersi verificato alcun cambiamento di uso del suolo nel mezzo secolo precedente. Un presupposto su cui è lecito sollevare gravi dubbi.

La tracciabilità è a sua volta illusoria, posto che solo una delle 14 multinazionali intervistate da Greenpeace ha dichiarato di poter risalire alle piantagioni di provenienza. E nessuna ha saputo affermare con certezza che l’olio di palma impiegato non derivi da terre deforestate di recente.

Diritti umani dimenticati

Diritti umani fondamentali legati alla rapina delle terre, (7) alla schiavitù e lo sfruttamento minorile sfuggono altresì alle ampie maglie degli auto-certificatori, come si è visto. I quali altresì glissano sulla protezione delle specie animali in via d’estinzione. Dagli oranghi agli elefanti, le tigri e le farfalle.

Le favole dei palmocrati hanno le gambe corte insomma. E a dirlo non sono i ‘complottisti’ (come i lorsignori appellano lo scrivente, per aver dato il via in Italia a denunce e mobilitazioni contro il grasso tropicale), ma gli scienziati. Secondo i quali l’olio di palma insostenibile non serve neppure come biodiesel, poiché le sue emissioni di carbonio superano quelle del petrolio. (8)
Note

(1) GHG (GreenHouse Gases) emissions

(2) Il neologismo ‘palmocrati’ viene utilizzato dall’autore per identificare i colossi che producono palma e i loro grandi clienti industriali. Oltre alle lobby che rappresentano i loro interessi. Come RSPO (Roundtable for Sustainable Palm Oil) e in Italia UPA (Unione Palma Sostenibile)

(3) https://ec.europa.eu/energy/sites/ener/files/documents/Final%20Report_GLOBIOM_publication.pdf

Il rapporto analizza il c.d. ILUC (indirect land use change), cioè l’impatto ambientale del cambio d’uso dei suoli provocato dalla coltura di materie prime per i c.d. biocarburanti. Come il biodiesel (palma) e l’etanolo (mais e altre colture)

(4) ‘In Southeast Asia, cropland expands by 930 kha, of which 290 kha are sourced from grassland, 80 kha from other natural vegetation and 570 kha from primary forest. Increase in palm oil plantations remains more limited in other regions, with only 40 kha in Sub-Saharan Africa.’ (Rapporto Globiom)

(5) Un ettaro di foresta torbiera incenerita emette l’equivalente di 55 tonnellate di carbonio, in gran parte rilasciato sotto forma di metano (CH4). Il  potenziale inquinante del metano, rispetto all’effetto serra, risulta 25 volte superiore a quello dell’anidride carbonica (CNR, Istituto di biometeorologia)

(6) Le emissioni di gas serra dalle peatlands dovrebbero semmai venire considerate secondo l’approccio ‘High Carbon Stock’, secondo gli scienziati. Ma i palmocrati e i loro faccendieri paiono tenersi ben alla larga da un approccio scientifico, come si è visto

(7) Alcuni esempi in nota 5 all’articolo http://www.greatitalianfoodtrade.it/palm-oil-the-game-is-almost-over/
(8) Fonte International Food Policy Research Institute

Informazioni sull'autore

Dario Dongo

Dario Dongo

Dario Dongo, avvocato e giornalista, PhD in diritto alimentare internazionale, fondatore di WIISE (FARE - GIFT – Food Times) e cofondatore del Fatto Alimentare.