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L’olio di palma fa male anche ai produttori. Le scelte dei consumAttori

L’olio di palma fa male anche ai produttori. Le scelte dei consumAttori

L’olio di palma fa male. Notoriamente all’ambiente, ma anche a chi ne consuma abitualmente e a quanti continuano a impiegarlo negli alimenti confezionati. I consumAttori infatti sono stufi di subire l’invasione di un grasso a basso costo che fa comodo solo all’industria meno attenta. E come dimostra l’iniziativa di ilfattoalimentare.it – media partner di GIFT – scartano merendine, biscotti e altri prodotti da forno che lo contengono. Privilegiando quelli che ne sono privi.

L’olio di palma nuoce alle foreste, devastate per fare posto a coltivazioni intensive. Decreta la morte degli animali che in quell’habitat hanno naturale dimora. E spesso è causa della deportazione delle genti che abitano quelle terre. Considerato ideale perché economico e duttile nei processi industriali, è identificato dalla ricerca scientifica come elemento che favorisce sovrappeso e accumulo di adipe addominale, una delle forme più nocive per la salute.

L’olio di palma fa male al business

La campagna promossa da Il Fatto Alimentare invita a segnalare ogni prodotto olio di palma free trovato sullo scaffale. E le numerose testimonianze dimostrano che questo ingrediente di scarsa qualità è facilmente sostituibile. Gentilini, Panarello, alcune linee di Coop, di Esselunga, Artebianca… Un gruppo virtuoso sempre più popoloso.