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Amazon, evasione fiscale

Amazon, evasione fiscale

Abbiamo esaminato e commentato i prodigi globali di Amazon, nella gestione dei Big Data e nell’assalto al retail fisico, grazie all’ariete di Whole Foods. Si è pure dato atto dell’ambiziosa alleanza con Microsoft, per entrare più agevolmente nelle nostre case. Ed ecco il tassello mancante alle strategie del colosso americano, l’evasione fiscale. Finalmente acclarata dalla Commissione europea, dopo tre anni di indagini. (1) Rimane da chiedersi quanto sia etico, se pure comodo e conveniente, continuare a foraggiare questo gruppo con i nostri acquisti.

Evasione fiscale e aiuti di Stato

Il Lussemburgo – di cui l’attuale presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker è stato premier per 18 anni, dal 1995 al 2013 – ha concesso ad Amazon vantaggi fiscali illeciti per circa 250 milioni di euro.

Margrethe Vestager, Commissaria europea per la Concorrenza, ha dichiarato: ‘il Lussemburgo ha concesso ad Amazon vantaggi fiscali illegali, con il risultato che quasi tre quarti degli utili della società non sono stati tassati. In altre parole, è stato concesso ad Amazon di pagare quattro volte meno imposte rispetto ad altre imprese locali soggette alle stesse regole. Ciò è illegale ai sensi delle norme UE sugli aiuti di Stato. Gli Stati membri non possono concedere a multinazionali vantaggi fiscali selettivi che non concedono ad altre imprese.’

Proprio il governo Juncker, nel Granducato di Lussemburgo, aveva concesso un ingiustificabile aiuto fiscale ad Amazon nel 2003, rinnovandolo nel 2011. Il gigante dell’ecommerce ha così potuto trasferire gli utili da una società soggetta a tassazione in Lussemburgo (Amazon EU) a una società che invece non lo è (Amazon Europe Holding Technologies).

I tre quarti delle imposte dovute sono state così eluse. Arrecando danno non solo al Lussemburgo (e così all’Europa, ai cui bilanci esso contribuisce), ma soprattutto alla concorrenza degli altri operatori che nel Mercato unico si sforzano a competere, offrendo ai consumatori merci e servizi quanto possibile convenienti. Nel rispetto di un sistema di norme quantomai complesso, i cui destinatari finali sono pur sempre i cittadini e i lavoratori, i servizi pubblici, l’ambiente.

Governments are letting big business off the hook when it comes to paying the billions they owe in tax. This is unsustainable and unfair as taxes are required to fund public services like education and healthcare. When large companies, such as Amazon, don’t pay their fair share of tax, small businesses and citizens end up unjustly footing their bill.

(Aurore Chardonnet, Oxfam EU policy advisor on inequality and tax)

Il sistema a matrioska di Amazon in Europa

La Commissione europea ha fatto luce sui favori riservati dal Lussemburgo al sistema a matrioska di Amazon in UE. Composto da due società di diritto lussemburghese, detenute al 100% dal gruppo Amazon sotto il controllo della casa madre statunitense, la Amazon.com Inc. La matrioska più grande lavorava per produrre utili che venivano poi riversati in quella più piccola, ai fini dell’evasione fiscale.

amazon

La matrioska più grande ‘Amazon EU’ – società operativa che nel 2014 impiegava più di 500 persone – gestiva il commercio al dettaglio in ogni sua fase, dall’approvvigionamento presso i fornitori fino alla consegna dei prodotti agli acquirenti finali. I quali, quando pure acquistassero in Italia prodotti Made in Italy con logistica localizzata esclusivamente sul nostro territorio, venivano registrati come clienti della società lussemburghese.

La matrioska più piccola ‘Amazon Europe Holding Technologies’ raccoglieva invece il tesoretto esentasse. Sotto forma di una società in accomandita semplice – una scatola vuota, senza uffici né dipendenti – che figurava come intermediario tra la società operativa ‘Amazon EU’ e la casa-madre negli Stati Uniti. E con la scusa  di un fittizio ‘accordo di ripartizione dei costi’ incassava – con un meccanismo di royalties ‘gonfiate su misura’ – la gran parte dei profitti. (2)

I danni alla concorrenza

Gli aiuti di Stato concessi nell’ambito dell’UE sono oggetto di scrupolosi controlli, affidati alla Commissione europea. Al preciso scopo di impedire che gli Stati membri possano concedere a taluni enti pubblici e privati trattamenti fiscali (o di altro tipo) che li possano avvantaggiare indebitamente, a discapito della concorrenza.

Nel caso in esame, la Commissione ha dichiarato l’illegittimità della concessione fiscale del Lussemburgo, che aveva autorizzato meccanismi di pagamento – dalla società operativa (matrioska grande) alla holding (matrioska piccola) – in modo difforme dalla realtà economica. (3)

Il metodo approvato dal ruling fiscale ha ridotto gli utili imponibili della società operativa a un quarto del loro reale volume. Quasi tre quarti degli utili di Amazon sono stati indebitamente attribuiti alla società di holding che non poteva essere tassata. Di fatto, il ruling ha permesso ad Amazon di eludere le imposte su tre quarti degli utili generati dalle sue vendite nell’UE.

(Commissione europea, comunicato stampa 4.10.17)

I travasi di reddito imponibile dalla matrioska grande a quella piccola hanno superato in media il 90% degli utili di esercizio della prima, ed erano largamente superiori a quanto la holding europea avrebbe dovuto versare alla capogruppo in USA. In ogni caso la matrioskina ‘non svolgeva, e non poteva svolgere, alcuna attività che potesse giustificare gli importi delle royalty percepite.’ (4)

Amazon ha protratto l’impiego di questo sistema in Europa per otto anni, dal 2006 al 2014, fino a quando ha modificato il suo modo di operare in Europa. La nuova struttura non è ancora stata sottoposta a indagini da parte della Commissione.

Think twice before you buy!

Dario Dongo

Note

(1) Cfr. comunicato stampa 4.10.17 della Commissione europea, http://europa.eu/rapid/press-release_IP-17-3701_it.htm. Si veda anche il commento del Financial Times, su https://www.ft.com/content/7ce5bf96-a83d-11e7-ab55-27219df83c97. I lucidi commenti di Oxfam, su https://www.oxfam.or g/en/pressroom/react ions/amazons-prime-t ax-deal-luxembourg-o ffered-online-retail er-massive-unfair

(2) La legislazione fiscale in Lussemburgo esenta infatti le società in accomandita semplice dall’imposta sui redditi. Assoggettandovi invece i singoli soci che nel caso di Amazon, secondo quanto riferisce la Commissione europea, avrebbero finora rinviato di regolare i loro conti

(3) I pagamenti tra società che appartengono a uno stesso gruppo devono invece risultare coerenti agli accordi che potrebbero intervenire, a condizioni di mercato tra imprese indipendenti (secondo il c.d. principio di libera concorrenza)

(4) V. comunicato stampa di cui in Nota 1, parte finale

 

Informazioni sull'autore

Dario Dongo

Dario Dongo

Dario Dongo, avvocato e giornalista, PhD in diritto alimentare internazionale, fondatore di WIISE (FARE - GIFT – Food Times) e cofondatore del Fatto Alimentare.