Caffè, tanti tipi e un mito: espresso

Caffè. Basta evocarlo per migliorare il risveglio mattutino. Rito quotidiano di ogni italiano, a prescindere dai tipi di caffè preferiti, sprigiona un aroma inconfondibile. Rapisce i sensi nei pressi di un bar, dove un caffè espresso consumato al banco è una tentazione irresistibile.

Dei tipi di caffè trasformati esiste ormai una lunga lista. Decaffeinato, solubile, liofilizzato. In grani, macinato, compresso in cialde e capsule monodose per le macchine di uso domestico. Qualsiasi trasformazione abbia acquisito, l’origine della bevanda nervina è la medesima e affonda le radici nel XIII secolo. Dall’altopiano etiopico giunse in Arabia, e da lì all’intera civiltà islamica. La porta di ingresso per l’Europa fu la Turchia. E si trattò di un viaggio di sola andata.

Oggi il principale produttore mondiale è il Brasile seguito da Vietnam, Colombia e Indonesia. Tra gli 80 tipi di caffè esistenti, le specie più coltivate sono l’Arabica e la Robusta. La prima è più aromatica e con meno caffeina, nonché più costosa. Insieme rappresentano il 99% del mercato. E sono le stesse trasformate nei vari tipi di caffè italiano. Miscele inconfondibili, che rendono la tazzina fumante un simbolo universale del Made in Italy.

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